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LONDRA
- Il governo del laburista Tony
Blair lo aveva annunciato a gennaio: la sanità pubblica potrebbe negare
le cure a quei cittadini che conducono uno stile di vita notoriamente
dannoso per la salute. Obesi e fumatori, indifferenti alle martellanti
campagne che per il bene loro e della società vogliono spingerli a
smettere di mangiare troppo e di fumare, saranno curati per ultimi, o solo
dopo che avranno intrapreso una cura dimagrante e buttato nel cestino per
sempre il pacchetto di sigarette.
Ieri un'autorevole presa di posizione del ministro per
la salute, Patricia Hewitt, ha solennizzato il nuovo indirizzo politico,
attribuendogli un valore medico oltreché economico: "È un approccio che ha
senso sotto il profilo clinico", ha detto il ministro.
"È logico che un medico tenga presenti fattori
importanti come il peso eccessivo o la dipendenza dal tabacco quando deve
decidere se indirizzare un paziente verso la sala operatoria". Numerosi
interventi, ha spiegato, hanno un tasso di riuscita molto inferiore alla
media se compiuti su persone che fumano molto o che sono sovrappeso.
Far spendere alle casse dello Stato tanto denaro per interventi che poi si
rivelano inutili, è uno spreco che va cancellato. "Noi - ha aggiunto -
vogliamo che la gente impari a prendersi cura di se stessa".
Le parole del ministro arrivano dopo che in molti
ospedali gestiti dal servizio sanitario nazionale, l'Nhs, il suo
"indirizzo" è già praticato: nel Suffolk, ad esempio, le operazioni al
ginocchio o all'anca non vengono praticate a chi ha una massa corporea
troppo superiore a quella ritenuta giusta. Mentre per i bypass
cardiaci i fumatori vengono messi nelle liste per ultimi. E una
circolare diffusa negli ospedali chiarisce: "Se la malattia è causata da
ragioni dovute a comportamenti soggettivi sbagliati, è appropriato tenerne
conto". Visitati dai medici, riconosciute le loro necessità, questi malati
si sentono rispondere: "Vada a casa, dimagrisca (oppure smetta di
fumare) e poi torni".
Quello che viene presentato come un nuovo approccio
alla salute è dettato in realtà dalle difficoltà sempre crescenti delle
casse della sanità pubblica, che non ce la fa più a far fronte a tutte le
richieste e che è costretta ad operare delle scelte. Una è questa nuova
politica di "discriminazione" che non raccoglie però unanimi consensi.
Se i conservatori, per una volta, apprezzano le parole
del ministro di Blair, molti medici dicono che facendo così si negano a
fumatori e obesi operazioni in grado di migliorare la loro qualità di
vita. "L'idea - ha dichiarato il ministro-ombra della Sanità Andrew
Lansley - è buona. Incoraggia la gente a perdere peso o a smetterla con
un'abitudine negativa come il fumo. Ovviamente se l'operazione è urgente
va fatta senza indugi".
Il dottor Colin Waine, invece, presidente del National
Obesity Forum, mette in dubbio i criteri usati per calcolare quale sia il
peso "giusto" per poter essere operati e spiega che un adulto su cinque
supera quello che viene considerato l'indice di massa corporea ideale.
Mentre Forest, un'associazione di fumatori, sale sulle barricate: "È
inaccettabile. Chi ha il vizio delle sigarette è già discriminato e non
deve esserlo ancora di più. Non fosse altro perché i dieci miliardi spesi
per curare i fumatori sono esattamente la stessa cifra incassata
dall'erario per la vendita del tabacco".
Per far digerire quella che si annuncia come una vera e
propria rivoluzione, dato che fino ad oggi tra i capisaldi dell'assistenza
sanitaria c'era il principio che non si può fare alcuna discriminazione
tra malati e malattie, Blair ha coinvolto i cittadini formando dei focus
group che a marzo renderanno note le conclusioni del loro lavoro.
Curare l'obesità oggi costa 10 miliardi di euro l'anno; le malattie
contratte in conseguenza del fumo costano più di 20 miliardi.
Ai cittadini è stato chiesto: "Se tu fossi un ministro, che cosa
faresti?"
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