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Rassegna Stampa:
Corriere Salute
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Ecco perché chi nasce oggi arriverà a 103 anni in media, se femmina, e a 97, se maschio. Ma curando i geni presto si toccheranno e supereranno quei 120 «scritti» nel nostro patrimonio genetico. «L'eternità non ci interessa, ma restare in buona salute per almeno 120-150 anni sì». Rassicurano le parole dell'oncologo Umberto Veronesi e del virologo Luc Montagnier. Hanno firmato prefazione e postfazione del «Manifesto della lunga vita ». Due flash da scienziati attenti ai cambiamenti radicali subiti dalla medicina negli ultimi sette anni. Da quando cioè si è mappato il genoma umano e tecnicamente si sono aperte ai ricercatori strade inimmaginabili già solo 10 anni fa.
I «malati» da visitare e curare diventano i geni, la diagnosi si farà su di loro, le cure saranno correttive e tese a non far nemmeno arrivare la malattia. E la dieta stessa sarà una cura, con probiotici, vitageni, chelanti di metalli pesanti (da riportare alla norma se in eccesso) e integratori: compresi gli ormoni quando cominceranno a diminuire con l'età. Le infiammazioni vanno «spente» (favoriscono tumori e invecchiamento cellulare). Lo stile di vita «attivato»: quello anti-aging (dieta, attività fisica, allenamento cerebrale). Meditazione e spiritualità sono potenti elisir di giovinezza. Niente stress: invecchia. Le rughe: evitarle con creme ricche in antiossidanti, antiinfiammatori e in fattori ripara-Dna. Gli autori sono una cinquantina di tutto il mondo, coordinati da due scienziati:Paolo marandola e Francesco Marotta. Due veri «esploratori» della scienza a livello internazionale. TEST PREDITTIVI - Hanno coinvolto anche l'uomo dei test predittivi, della rivoluzione: il coreano Woo Chul Moon, urologo e biologo molecolare dell'università Joong Ang di Seoul. Per la prima volta racconta come «visita» i geni: «E' possibile fin da oggi individuare da una goccia di sangue le malattie future e scongiurarle con cure di tipo genico e/o nutrizionale. Per esempio, per contrarre un tumore
bisogna che nella cellula si verifichino almeno quattro mutazioni,
dopodiché, passato un intervallo di qualche anno, è possibile che la
neoplasia inizi a svilupparsi. Oggi il tumore può essere intercettato
solo quando ha già iniziato a esistere, non prima. Niente patti con Faust, quindi, ma senescenza addio «riprogrammando» le proprie cellule. Mario Pappagallo I contenuti degli articoli riportati sono di proprietà dei rispettivi Autori ed Editori
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